Hacking - Growth Hacking

21 Strategie di Growth Hacking che devi conoscere

Oggi vedremo insieme 21 approcci di Growth Hacking abbastanza conosciuti nell’ambiente e che sono molto utili ad inquadrare il processo più seguito – e anche il più discusso – degli ultimi mesi: il Growth Hacking.

Questo nuovo approccio di marketing consiste in un processo di sperimentazione continua su più canali con l’obbiettivo di trovare una strategia di crescita efficace.

Il fulcro di tutta questa sperimentazione è il cosiddetto “Growth Hack“: una volta individuato e messo in pratica, il business può crescere in maniera esponenziale. Ma come ci si riesce?

Cosa fa un Growth Hacker

Il Growth Hacker lavora basandosi sull’ approccio di Lean Startup sul prodotto/servizio e questo è fondamentale per raggiungere il product market fit come ci spiega Alex Osterwalder in questo video:

Questa figura è quindi molto esperta di product management, ma non solo… è infatti polivalente:
ha tante skills diverse, e tutte convergono ad architettare un possibile schema di crescita efficace e rapido.

Non sorprenderti quindi, se nelle tecniche che ti elencherò adesso spazieremo tra ambiti diversi: un Growth Hacker fondamentalmente si occupa di unire i puntini giusti tra tante materie diverse e sui differenti canali offerti dal mondo digitale.

In questo articolo non ti parlerò di come impostare un processo di lavoro, né parleremo di framework, per questo continua a seguirmi sul blog, ne parleremo ampiamente nei prossimi articoli.
La raccolta di queste piccole tecniche – molte delle quali molto note – valgono solo a titolo di spunto,  alcune di queste rappresentano la conclusione vera e propria del processo, altre invece sono piccole tattiche che è sempre bene conoscere.

2 Strategie di Growth Hacking (indice):

  1. UX Search Engine Hacking
  2. Database & Data Exploiting
  3. Feedback Poisoning
  4. Data Scraping
  5. Automated/Human Link Building
  6. Share to Pay
  7. Toolify Operation
  8. White Hat UX manipulation
  9. SEO Long tail strategy
  10. Community escalation
  11. Referral & Affiliate Program
  12. Funnel strategy improvement
  13. Webinars
  14. Functionalities Injection
  15. Functionality Exploiting Shortcuts
  16. Viral Advertising
  17. Social Feedback manipulation
  18. Long term Retention Strategy
  19. Gamified on-boarding strategy
  20. Customer Journey exploiting
  21. ‘Users make Users’ – Invite Strategy

 

1. UX Search Engine Hacking

Partiamo belli carichi con la UX Search Engine Hacking.

ux hacking - growth hacking manipulation

 

Questa strategia punta a snaturare le ricerche che vengono fatte dagli utenti sui motori come Google o Bing, semplicemente dirottando utenti pagati nelle pagine di ricerca e facendoli cliccare sui tuoi risultati permanendo per molti minuti sul sito. Il motore di ricerca sarà costretto ad interpretare il tuo sito come autorevole.

La tecnica è chiaramente molto efficace se affiancata ad una strategia di posizionamento keyword long tail, ma ha dei costi abbastanza alti, nonché si fatica a trovare utenti e servizi online che svolgano tutto questo a regola d’arte.

In ottica di Growth Hacking, questa strategia può essere adottata se il business che stiamo seguendo è carente di traffico targetizzato e abbiamo a disposizione un budget considerevole.

2. Database & Data Exploiting

Sarà anche “poco etico”, ma cosa faresti se ti dicessi che il database utenti del tuo competitor è in chiaro, online, e lo trovi con una semplice dork-search di Google?

Sii sincero, lo andresti a scaricare subito e useresti quei dati per ottenere un vantaggio, come minimo! E pensa un po’: faresti tutto questo senza infrangere nessuna legge – fatta eccezione per la privacy degli utenti – e senza lasciare tracce.

vuln_url_scanning_competitor_hacking

 

In ogni caso queste tecniche di spionaggio, tornano utili, molto utili e ti assicuro che vengono utilizzate molto spesso. Internet è pieno di tools per fare scansioni approfondite di uno spazio web – anche non tuo – e trovare informazioni sensibili è più facile di quanto pensi.

Insomma.. che sia etico o meno, chi si occupa di architettare strategie di Growth Hacking potrà senza alcun indugio adottare anche questo tipo di tecniche; tutto questo succede perché generalmente si bada poco alla sicurezza informatica.

Questa non è una vera e propria tecnica di Growth Hacking, ma torna molto utile per ottenere dati di profilazione partendo da un business molto simile al nostro.

3. Feedback Poisoning prevention

 

Si tratta di “avvelenare” (poisoning) i commenti negli store o nei social di un applicazione concorrente. È una delle tecniche più sleali e anti-etiche che conosco ma l’ho vista purtroppo applicare. Di base è quello che succede su Trip Advisor, ovvero lo squallido “mercatino” dei commenti che anche un bambino catalogherebbe come fake.

 

fake_comments

Non ti consiglio di usare questa tecnica, ma di prevenirla!

Rimango solo dell’idea che se hai migliorato con tanta fatica un tuo servizio e meriti veramente, tieni drizzate le antenne a chi commenta il lavoro svolto. Perché un concorrente ha tutto l’interesse ad alimentare commenti negativi; quindi sempre massima attenzione alla tua reputazione sui canali online; il Growth Hacker occupandosi molto dei feedback degli utenti, si preoccuperà anche di segnalare queste spiacevoli situazioni.

4. Data Scraping

scraping_dati_siti

Ti ricorderai sicuramente dei fake users di Badoo che ti invitavano via mail ad iscriverti al loro Social network. Bella strategia? Sicuramente! Ma quelli di Badoo, dove hanno preso una montagna di email già profilate?

Molto semplice: si è trattato di una operazione di Data Scraping, con la quale hanno recuperato e filtrato tantissime email, sfruttando i dati di altri servizi online.

E tutto questo non è stato fatto a mano, bensì automatizzando un programma di scraping, cioè uno script di programmazione che recupera i dati che vogliamo da qualsiasi sito internet, automaticamente.
Attenzione, il “Data scraping” non va confuso con il Data mining che è una cosa simile, ma differente; Ti sto parlando della pratica – diffusa – di raccogliere automaticamente dati con i BOT, anche chiamata semplicemente “scraping”.

Come funziona lo Scraping?

Scraping (lett. raschiare) significa ottenere automaticamente i dati di un sito internet sul proprio computer allo scopo di immagazinarli. È molto facile per un Growth Hacker architettare un’operazione di data scraping. Ha solo bisogno di sapere dove e quali dati prendere: sarà uno script – un programma – a fare automaticamente tutto.

Fare il “minatore di utenti” è parzialmente lesivo per la privacy altrui, ma per il Growth Hacker tutto è lecito in un ottica di crescita, soprattutto se deve costruire una base di utenti da zero. Gli basterà trovare le community e i siti di settore per fare scraping e incominciare a raccogliere più dati possibile, e puoi farlo anche tu.

Se possiedi buone basi di programmazione ti consiglio di partire questo strumento PHP gratuito:

http://simplehtmldom.sourceforge.net/

Ottima soluzione per portare traffico, conosciuta ed utilizzata da moltissimi Growth Hackers.

Se c’è una delle strategie più dispendiose ma più efficaci sul fattore tempo, quella è la human link building. Non la includo nelle strategie di Digital PR perché fare human link building è la cosa più ovvia, e viene scartata da tutti, appunto per il tempo che richiede.

Non è pensabile mettere in campo 2 persone che stanno 8 ore al giorno a mettere commenti sopra a blog, siti personali e aggregatori. Il punto è che far ricevere commenti ad altri blogger funziona, perché ottieni un risultato di ritorno, ma ci metti troppo tempo.

La musica cambia, invece, se utilizziamo un BOT:

Un BOT ci permetterà in maniera automatica e veloce di inserire dei commenti coerenti con l’articolo, magari chiamando per nome il blogger e invitandolo a fare qualcosa.

So che stai pensando allo Spam, ma in realtà non si tratta di fare questo, semmai di automatizzare una relazione con un possibile pubblico senza risultare inopportuno.
Pensaci bene, alla fine stai solo automatizzando quello che avresti fatto “a mano” in più tempo.

Oltretutto, i risultati che si possono ottenere in questo modo, sono assolutamente naturali e non artificiosi; nella peggiore delle ipotesi si otterranno più visite e basta, con la consolazione che almeno saranno in-target.

Per fare tutto questo serve un’attenta pianificazione, un format, ed un linguaggio adatto per crere una lista di possibili commenti che il tuo BOT proporrà in automatico.
Tutto questo su migliaia di blog opportunamente selezionati.

I blogger a loro volta riceveranno il tuo commento e decideranno se ricambiare l’interesse visitando il tuo sito.

Se vuoi provare una strategia simile hai bisogno di un programmatore che scriva un BOT “su misura”, e questo ha un costo, ma siamo su cifre ancora sostenibili, quindi rimane una scorciatoia che puoi prendere in considerazione.

I BOT sono largamente utilizzati nel Growth Hacking sia per velocizzare le operazioni di ranking sia per l’ottenimento della massa critica di traffico necessario alle analisi.

6. Share to Pay

Ok, è risaputo: gli share to pay sono soluzioni molto utilizzate per farsi conoscere, perché condividono un messaggio che sembra “autentico”, e così facendo vai a colpire i social network nella maniera giusta.
In più tutto questo lo puoi fare semplicemente tramite utenti già acquisiti, attraendo nuove visite; quindi nuovi potenziali clienti.

pay_per_tweet strategie di growth hacking

Come già detto, è una tecnica molto usata e se il tuo funnel è ben studiato, puoi spingere molto sui contenuti di valore; Chi li vorrà scaricare ripagherà la tua fatica con un tweet o con uno share. Se il tuo utente troverà contenuti che gli interessano sarà spinto a farti un po’ di pubblicità, giustamente.

Funziona? Sì. puoi farlo anche tu utilizzando il servizio offerto da questo sito internet:

http://www.paywithatweet.com

 

7. Toolify Operation

toolify_your_business strategie di growth hacking

Una delle mie tecniche preferite, ma anche una delle più dispendiose in termini di tempi e costi.
Toolify significa trasformare gli aspetti chiave del proprio business in un tool online immediato e automatizzato, utile a risolvere i problemi dei tuoi utenti.

Per farlo bene devi risolvere un problema REALE del tuo utente e non uno presunto o verosimile.
Devi infatti studiare a fondo i bisogni reali del tuo cliente scovando quelli che puoi soddisfare con facilità.
Una volta intercettate le necessità del tuo cliente basterà creare semplicemente un tool automatico online che provveda a risolverle, in parte o del tutto.

Immagina se il tuo business fosse un un programma automatizzato, come sarebbe?

Se la risposta è “non funzionerebbe!”, probabilmente il tuo business non si presta a questo tipo di approccio.
Se invece puoi fare qualcosa del genere per i tuoi utenti, investi SUBITO in questo perché ti assicuro che otterrai risultati.

Vediamo qualche esempio:

UXrank.com è uno strumento online che ho sviluppato recentemente ed anche se ha scopi commerciali, l’idea principale rimane quella di fornire valutazioni gratuite sulla User Experience del proprio sito.

Altro esempio:

Seozoom è una piattaforma per gestire la SEO:
Nonstante il servizio si paghi, nella home page puoi effettuare un’analisi SEO automatica del tuo sito, gratis!

Nel marketing, uno scambio di valore immediato come quello del tool funziona, ed è un’opportunità d’oro per acquisire utenze.

Questo è uno degli approcci decisamente molto usati – anche da chi fa Growth Hacking – ne abbiamo infiniti esempi sul web.

8. White Hat UX manipulation

La manipolazione White Hat dell’ UX parte da un assunto logico:

Più rimani su una pagina, più Google Analytics darà valore alla stessa.
Quindi tutto ciò che è “far rimanere il visitatore”, catturare la sua attenzione e farlo interagire con la pagina per tempi prolungati è estremamente positivo per il motore di ricerca!
Parliamo di White Hat, quindi di metodi leciti, ma come manipolare l’esperienza utente senza scocciarlo con popup o pratiche sleali?

Esempio: la Infinite Experience on page di Pinterest, Facebook e di Twitter.
Banale ma efficace; oppure quando trovi siti internet che propongono un’anteprima dei link per evitare lo switch di pagina. Insomma, capito il concetto strategico, non sarà difficile trovare soluzioni analoghe ed architettarle nel proprio sito al fine di scalare posizioni sul motore di ricerca.
Dai pure sfogo alla tua creatività, l’unica regola è far rimanere il visitatore sul sito.

9. SEO Long tail strategy

Applicare la coda lunga nella SEO è forse ancora una delle tecniche di maggiore successo nel mondo del web marketing. Se utilizzi questa strategia potrai essere trovato con le parole chiave che maggiormente esprimono il bisogno diretto del tuo utente.

2 esempi:

Parola chiave NON long tail: Voli online

Parola chiave long tail: Voli Londra prima classe giugno

Perché se usi la seconda parola chiave convertirai di più?

Perché se crei una pagina web che si chiama proprio “Lista Voli Londra prima classe – Giugno” e la indicizzi su Google, sarà molto probabile che qualcuno ti troverà in prima pagina.
Se invece utilizzi “ Voli online “ , che una parola chiave generica troppo concorrenziale, Google ti piazzerà come minimo in quarta pagina.

Concetto semplice no? Vediamo meglio:

A cercare “ Voli online ” sono tante persone, è vero, ma nessuno ci vedrà se siamo posizionati in sesta pagina su Google.
Se invece utilizziamo “ Voli Londra prima classe giugno” i visitatori ci troveranno nella prima pagina di Google e saranno interessati a cliccare sul risultato perché hanno bisogno di partire per Londra a giugno.

cartesiano_grafico_parole_chiave_long_tail_coda_lunga

Chiaro?

Puoi utilizzare lo stesso identico metodo per acquisire clienti facendoti trovare lì, in prima pagina, pronto ad esaudire l’esatta richiesta del tuo utente … bello vero? 🙂

La realtà è che serve tempo per creare tutte le varianti di annuncio su ogni bisogno che cercheremo di intercettare, più un grande lavoro di keyword research. Se non si lavora bene in questa fase si rischia di posizionare il sito su parole chiave “morte”, che nessuno cerca.
Se hai voglia di divertirti con la SEO e la keyword research ti consiglio questo tool fantastico:

http://answerthepublic.com/

10. Community escalation

community_escalation

Questa tecnica suona quasi truffaldina vero? In realtà non è come sembra.

Che tu lo voglia o no, per quasi ogni ambito esistono community più o meno grandi di appassionati che si aggregano per discutere sulle novità, sulle ultime uscite, sulle caratteristiche dei prodotti e servizi che amano.

Quando immettiamo un servizio o un prodotto sul mercato proprio non possiamo ignorare le community, perché è li che virtualmente vivono i nostri utenti e clienti.
Le community sono delle “roccaforti” di interessi e di idee che la startup deve sfruttare come attore principale se vuole crescere grazie al passaparola.
E un Growth Hacker conosce benissimo il valore di tutto questo!

Una buona parte delle strategie comunicative deve rivolgersi sempre alle community di riferimento ritagliandone il suo ruolo all’interno.
Una startup fa “bingo!” quando riesce a creare qualcosa di grande valore che riesce ad influenzare le community di riferimento.

Come pensi che la GoPro sia diventata famosa? Non c’è migliore esempio di questo, se ne parla in questo link.

Elaborare una strategia di growth hacking di questo tipo parte dall’individuazione delle community inerenti al tuo prodotto, capirne i topic, i trend e competere duramente per ottenere credito agli occhi degli utenti. Avrai bisogno della partecipazione attiva di tutto il team che lavora al prodotto nonché della bontà del prodotto/servizio stesso.

Fare Community escalation è una delle migliori strategie per la generazione del passaparola positivo, sempre a patto che quello che proponi sia di valore anche nella pratica.

 

11. Referral & Affiliate Program

Un programma di affiliazione o referral program è il classico accordo di affiliazione che puoi proporre ai tuoi utenti o a chi conosce il tuo servizio, al fine di pubblicizzare quello che fai.

Se non ne hai mai sentito parlare non preoccuparti, è molto semplice:

Hai un servizio online. Trovi affiliati a cui paghi 1 euro per ogni utente che si iscrive al tuo servizio e proviene dal loro link.

In questa maniera puoi drenare su terzi parte dei costi pubblicitari e appoggiarti ai followers di altre persone per ottenere maggiori utenze.

I sistemi di referral funzionano e vengono ampiamente utilizzati; anche Amazon ne fa uso, adottando un programma di affiliazione molto ben strutturato.

Se vuoi sperimentare questa strategia ti consiglio di dare un’occhiata a questi 3 links:

https://www.facebook.com/groups/fattidiaffiliazioni/
https://www.facebook.com/groups/1753426651553520/
http://www.alverde.net/forum/segnala-un-nuovo-programma-di-affiliazione/

12. Funnel strategy improvement

Se non sai cosa è un funnel di acquisizione o di conversione ti rimando a questo articolo di Neil Patel, che ci spiega come crearne un modello appunto per le conversioni.

Un “funnel” è un termine tecnico utilizzato nel web marketing per indicare l’imbuto attraverso il quale i tuoi utenti “scivolano” verso tuoi obiettivi attraversando varie fasi che riassumo brevemente così (A I D A) :

Attenzione > Interesse > Desiderio > Azione

Anche se in realtà tantissimi marketer ti diranno che ci sono funnel differenti, ricorda sempre di elaborare la tua strategia su questi 4 concetti principali, perché di base l’utente si muove su questi 4 stati psicologici, dove l’uno è la conseguenza dell’ altro.

Ad esempio nella fase 1 (Attenzione) sono molto importanti i micro-moments. Si tratta di momenti “clue” nei quali l’utente è facilmente intercettabile. Questo approccio è molto potente ed utile, ma spesso nel web marketing convenzionale ci si concentra troppo sul guadagnare semplicemente l’attenzione del visitatore.

Il Growth Hacker, invece, ha un approccio diverso che non mira solo a guadagnare l’ Attenzione, ma anche a mantenerla fornendo un esperienza costante ed utile all’azione.
Il GH infatti spazia molto nei concetti dell’esperienza utente (UX), per fornire all’utente un ambiente interattivo che lo faciliti verso l’Azione.

growth-hacking-funnel

Il Growth Hacking pone maggiore interesse alla risposta dell’utente, e questo in maniera molto analitica.
Un approccio che fa veramente la differenza rispetto a chi si limita solamente a sovraccaricare il traffico.

Esempio? Un buon funnel, che da un ottima percezione del prodotto è quello legato alla retention – mantenimento – degli utenti.
Unbounce – noto servizio che offre landing pages – manda a tutti i suoi utenti, anche quelli non paganti, informazioni via mail per migliorare le proprie landing pages con consigli di alto valore; in un certo senso è come se non li lasciasse mai soli, riuscendo cosí a mantenerli.

Se vuoi migliorare queste strategie iscriviti alla newsletter, perché tratterò molto l’argomento dei funnel!

Ti segnalo inoltre uno strumento molto utile per capire come architettare un funnel,
si tratta di un tool per prototiparli online:

Funnel Builder

13. Webinars

Chi ha capito l’importanza del webinar sa benissimo che non è la moda del momento.
Un Webinar rimpiazza virtualmente un corso o o un seminario, e lo fa senza costringere le persone a spostamenti, senza avere bisogno fisico di una sede o di tempi definiti.

Chi organizza seminari e corsi, anche gratuiti, sa molto bene quanto è importante quel momento con la persona che lo sta seguendo.
In quel preciso momento, infatti, l’utente sta investendo il proprio tempo nelle tue informazioni. Il grado di impegno di un Webinar non è lo stesso della lettura di un articolo.

Questo è un segnale molto forte che anticipa la fiducia che quella persona sta riponendo in te e quindi hai l’opportunità di rendere meglio l’utilità del tuo servizio.

Il Webinar, come per il corso, è uno strumento molto potente per attrarre persone sui servizi che offri attraverso concetti di valore, che possono migliorare la loro vita ed il loro business.
Produrre Webinar di qualità significa creare un filo conduttore con il consumatore che potrà fare la differenza sia nell’immediato sia a lungo termine e questo formato comunicativo è molto utilizzato nel Growth Hacking. I webinar possono essere ottime strategie di Growth Hacking.

Partire bassi, con dei test è essenziale per evitare di spendere mesi di lavoro su contenuti che non interessano al tuo utente per questo ti consiglio di testare passo dopo passo.
Ci sono strumenti online per fare videopresentazioni molto semplici senza perdere tempo ad organizzare un vero e proprio corso. A questo proposito ti consiglio questo tool online che potrai utilizzare per fare presentazioni veloci e, soprattutto all’inizio, vedere cosa ne pensano i tuoi utenti:

http://slidetalk.net
(tool online che serve per creare una presentazione di slide con la traccia vocale)

14. Functionalities Injection

functionalty_injection_growth_hacking

Le Functionalities Injection, di largo utilizzo nel mondo del Growth Hacking,  sfruttano una sorta di effetto puzzle del web, ovvero quello dei componenti “embeddable”.

Youtube è il caso più famoso, perché la loro ‘furbata’ fu quella di iniettare il loro servizio video pompandolo dentro la più grande community di allora, MySpace.

Il risultato fu questo:
Il contenuto video fu talmente disruptive che Youtube divenne in breve un’alternativa a Myspace.

Un esempio più recente?

Oggi Twitter promuove un servizio che da valore aggiunto a tutti. Puoi “embeddare” nei contenuti del tuo sito

Tu otterrai maggiori condivisioni dei tuoi contenuti, i lettori potranno condividerlo, comtemporaneamente Twitter riceverá piú tweet.
Insomma…. Twitter ci ha Growth-Hackerato un po’ tutti quanti!

Puoi fare lo stesso anche tu usando la tecnica dell’embed, così potrai esternalizzare i tuoi servizi come ad esempio fa http://eveeent.com nell’ambito degli eventi digital, che fornisce un iframe contenente gli eventi di digital marketing sempre aggiornati.

15. Functionality Exploiting Shortcuts

Come suggerito dagli approcci di Lean Startup, migliorare continuamente i propri servizi integrando tutte quelle cose che gli utenti ritengono utili, è una strategia di sicuro successo.
Tutto questo ha ovviamente costi di sviluppo sensibilmente più alti e generalmente carica anche tanto tempo sul team di lavoro.

Fatta eccezione per le scelte adottate dal CTO (chief technical officer) il Growth Hacker ideale dovrebbe essere in ogni caso anche una figura competente a livello tecnico, per dare i giusti suggerimenti del caso.

Questo, magari, per evitare di vedere tutti i colleghi impegnati a reinventare il servizio Google Maps… oppure ritrovarseli tutti sudati a re-inventare il sistema di fruizione video Youtube 😀

Se c’è una cosa che il Growth Hacker conosce senza dover essere necessariamente un programmatore, sono le automazioni e le scorciatoie:

quando metti in campo una tecnologia o una funzionalità non devi riprogrammarla da zero! Nel 90% dei casi c’è già qualcuno che ci ha già pensato per te. Ti basta soltanto agganciarti alle API di un servizio già esistente oppure sfruttare le scorciatoie. Prima di re-inventare la ruota che cosa fa un Growth Hacker? Pensa.

L’esempio lampante è sicuramente quello di AirBnB che non si è messa di certo a cercare uno ad uno i suoi user/inserzionisti, ma ha sfruttato il database e le API bacate di un altro servizio di listing, Craigslist.

A maggior ragione: se stai adottando una strategia per la tua startup o per il tuo business, ricordati che la ruota è stata appunto inventata tanto tempo fa e che magari esistono già servizi che ti servono.

Ottimi esempi oltre alla classica ricerca su Google con la parola chiave “tool online” sono servizi come GitHub per trovare lavori già svolti da altri programmatori, un po’ come Behance per i grafici e gli immancabili plugin per chi usa WordPress.

16. Viral Advertising

Il Viral Advertising è una forma pubblicitaria non convenzionale spesso accostata al fenomeno dei video online. Relegare la comunicazione virale soltanto ai video è inesatto, perché si può fare comunicazione virale anche con immagini e testi: guarda solo i milioni di post condivisi e ri-condivisi su facebook di immagini satiriche o dai toni forti.

Una comunicazione, indipendentemente dal format video, audio o testo, diventa virale quando si rompono degli schemi in maniera estrema e non convenzionale.

Questa ‘rottura’ scatena un’emozione molto forte a chi recepisce il messaggio, talmente forte che ci si ritrova a voler condividere la cosa con altri; il messaggio diventa quindi “ Virale ”.

L’obiettivo di una comunicazione virale è quello del passaparola “contagioso”. Esempio?
La recente campagna di Reebok che, con il video 25,915 days, ha già superato il milione di views, Reebok: “25,915 Days”:


Ovviamente parliamo di Reebok, che probabilmente ha speso fior di soldi, e che magari parte già da un’ottima base di followers.

Ma che succede se sei una piccola e sconosciuta startup, magari senza tanti soldi che deve farsi conoscere? Puoi architettare un format virale senza spendere i soldi di Reebok?

Fortunatamente Sì:
ecco un caso tutto italiano, quello di ComboCut, startup di video advertising che si è fatta conoscere con un video molto divertente (e prodotto veramente bene):

Questo video ha fatto il giro del web e se lo vedi capirai subito il perché 🙂

GO Viral! If you can!

17. Social Feedback manipulation

Sfruttare la psicologia inversa sui social è molto efficace per scopi di visibilità e ritorno di opinione. Non sono un amante di queste tecniche – devo essere sincero – ma se vuoi ricevere più feedback sulla tua applicazione, puoi utilizzarle con successo.

Immagina di dover raccogliere feedbacks per migliorare la tua applicazione o il tuo servizio, e di farlo postando su un gruppo Facebook.
Ecco 2 modi:

post classico : CEO (diretto interessato)
“ Abbiamo sviluppato quest ’APP che fa questo e quello… ci lasci un feedback?”
http://appdatestare.com ”

 

post alternativo: Tizio esterno (pagato)
“ Ragazzi… ma sembra solo a me che quest’ APP faccia schifo?! http://appdatestare.com ”

Il primo è il post che farebbe qualsiasi persona per ricevere feedback. La cosa più ovvia!
Nel secondo caso invece abbiamo pagato una terza persona esterna per pubblicare un commento molto più diretto e “velenoso”, che appunto non passerà inosservato.

Sai già chi riceverà il 50% in più di engagement?

Il secondo post, ovvio, questo perché l’ effetto lite – in gergo flame – cattura utenti, ed è il principale motivo per il quale le discussioni “infuocate” hanno molte molte più interazioni di qualsiasi altro post su un social network.

Nelle discussione accese si stuzzica la parte più “vouyerista“ della community che sarà molto incuriosita dall’intervento e con buone probabiltà lascerà qualche feedback meno politically-correct e sicuramente più utile al tuo business.

Chiarisco: Non si tratta di farsi pubblicità, ma di ricevere più feedbacks; serve una buona conoscenza di comunicazione persuasiva per approcciare le community sui social networks in questo modo, e di solito questa è una caratteristica che non manca al Growth Hacker.

18. Long term Retention Strategy

user_retention

Ricompensare gli utenti che sono fedeli e utilizzano il tuo servizio da tanto tempo, è un ottimo approccio.

Il cliente che da sempre acquista i tuoi servizi va ricompensato, quindi ben vengano stategie a lungo termine che includono sconti, ma non si tratta solo di quello.

Una strategia di retention a lungo termine passa anche dalla comunicazione, bisogna sempre trasmettere correttamente quanto valiamo agli utenti acquisiti.

Quando comunichi con gli utenti:

  • Fai capire che stai costantemente lavorando per lui e per migliorare il servizio che gli offri
  • Chiedi cosa andrebbe migliorato secondo lui, e fai vedere che lo prenderai in considerazione da subito.
  • Prova a dirgli se vuole testare gratis una nuova funzionalità utile per lui

Puoi fare tante cose… ma il segreto è dare sempre qualcosa in più della semplice informazione.

Oggi l’utente è bombardato dai messaggi e dare un valore aggiunto fa eccome la differenza “nel mucchio”. Anche in una tattica di user-retention bisogna focalizzarsi sul coinvolgimento degli utenti, proprio come accennato prima nelle strategie di ottimizzazione del funnel.

19. Gamified on-boarding strategy

Non appena arriva un utente e si iscrive al vostro servizio molti dimenticano una fase fondamentale: Quella dell’ on-boarding.

Si parla di on-boarding nel momento in cui l’utente si è appena iscritto ed effettua il suo primo accesso al tuo servizio o applicazione. Purtroppo, la situazione che si verifica spesso è questa: l’utente non sa da dove iniziare ad utilizzare il tuo sito, e così lo abbandona precocemente.

Insomma il nostro utente dovrà pur iniziare da qualche parte no?

L’onboarding è appunto questo, ovvero far salire “a bordo” correttamente l’utente attraverso tante piccole accortezze come:

  • una Schermata iniziale friendly
  • dei Tooltip che spiegano all’utente cosa fare e come farlo
  • delle mini Guide step-by-step per completare una procedura correttamente.

Senza una strategia di onboarding rischi di fare iscritti che non arrivano ad utilizzare il tuo servizio neanche per la prima volta. Perché?

Perché gli utenti vogliono subito usare la funzionalità di cui hanno bisogno, e devi essere in grado di guidarli velocemente verso il loro scopo altrimenti rischi che abbandonino il sito. Se questo succede devi cercare di “ripescarli“ via email, e non è facile.

Una strategia di successo che ho visto è quella del servizio Duolingo ( https://it.duolingo.com ). Duolingo è un servizio online che facilita l’apprendimento delle lingue comodamente online ed è uno dei pochi servizi che sfrutta la “gamificazione” ovvero l’utilizzo di elementi tipici dei videogiochi dentro un applicazione, rendento tutto, di fatto… un gioco!

Se ti iscrivi e provi il servizio gratis (bastano 2 minuti) ti accorgerai che la strategia di on-boarding basata sul gioco è vincente ed in questo caso tutta l’applicazione verrà approcciata dall’utente come un gioco. L’ utente mentre fa un’attività impegnativa come imparare una lingua in realtà sta anche giocando, e ne è coinvolto con risultati e punteggi.

Per altri esempi di gamification rimando sempre al buon dribbble:

https://dribbble.com/tags/gamification ( ti consiglio di dare un occhiata anche su behance )

Rendere “ludica” un’interfaccia può avere dei costi anche molto alti, ma se puoi investire su questo aspetto ti consiglio di prenderlo in considerazione seriamente, perché aumentare il coinvolgimento dell’utente è una di quelle cose efficaci.

20. Customer Journey exploiting

customer_journey_ottimizzazione

Si parla tanto di Customer Journey, si parla poco di come sfruttarla a nostro favore.

La Customer Journey è la “strada” che percorre il tuo utente dal momento che conosce il tuo servizio fino al momento nel quale converte, e dura fino alla fine del vostro rapporto.

Fortunatamente, tutto questo percorso che fa l’utente è mappabile.
Studiare il viaggio che fa un cliente, ci serve per identificare dove il nostro funnel sta funzionando e dove no! Ma non solo: ci permette anche di classificare le tipologie di utenti.

Le Analisi di Coorte sono molto utili in questo, come il tool Woopra che ti permette di monitorare quello che fa ogni singolo utente sul sito – in maniera molto più approfondita di Google Analytics – ricostruendo tutte le mosse fatte prima di una conversione o di un abbandono di pagina.

Ottenuti i dati dovrai semplicemente ottimizzare questo percorso, ma a quel punto saprai dove intervenire con tool più disparati.

Esistono strumenti e plugin per siti internet come Autosend che serve per recuperare l’interesse del visitatore nel caso avesse abbandonato il sito internet, e come? Mandando una mail e ricordando all’utente dove aveva abbandonato la navigazione.
Per gli ecommerce esistono strumenti anche molto più specifici come quello per notificare via e-mail all’utente l’abbandono di un carrello virtuale e spingerlo all’acquisto.

Tutti questi software cercano di “ricucire lo strappo” del customer journey sollecitando l’utente via mail, esattamente come fa Amazon.

Puoi fare la stessa cosa semplicemente installando un plugin gratuito sul tuo e-commerce, ne ho anche parlato in un intervento per la settimana della formazione del GT Master Club.
L’ottica su queste tecniche è molto importante per ottimizzare la customer journey, centrare gli obiettivi e migliorare l’esperienza percepita dall’utente.

21. ‘Users make Users’ – Invite Strategy

Quando un prodotto o un servizio funziona, un utente tira l’altro.
Ma che succede invece se si riesce a spingere i nostri utenti ad invitare altri potenziali iscritti? Probabilmente avremo qualche iscritto in più senza aver fatto niente più che una landing page e un paio di sconti ai clienti.

Del resto, molte startup sono cresciute anche così.
Vedi il caso Dropbox: per ogni utente che inviti (e si iscrive) ti regalano dei GB in più di spazio. Per loro ha funzionato.

Per un servizio online, infatti, il discorso dei “clienti pochi ma buoni” non vale, perché sono business “pacchettizzati” e strutturati. Questo rende anche una strategia massiva come l’ “invite strategy” un approccio vincente con costi di acqusizione molto bassi.

 

Con queste “ 21 strategie di Growth Hacking ” mi auguro di esserti stato utile e di averti dato spunti e approcci interessanti a cui magari non avevi pensato, o che magari non conoscevi.

P.S. Ho volutamente tralasciato un “approccio” molto famoso, che ha funzionato tanti anni fa!
Vediamo se indovini qual è…
Un indizio? È qualcosa che ha che fare con le e-mail 😉

 

Scrivimelo qui sotto nei commenti !

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