Hacking - Growth Hacking

Growth Hacking e Startup Marketing: Intervista ad Alessia Camera.

1) Ciao Alessia, innanzitutto grazie per avere dedicato il tuo tempo per questa intervista a tutti noi curiosi di growth hacking. Inizio col chiederti qualcosa di te:
Di cosa ti occupi? Cosa ti piace veramente tanto di quello che fai?

 

Mi occupo di marketing digitale e growth hacking per startup e mi diverto molto.
Ho lavorato full time con alcune startup early stage (una di queste è stata acquisita da una delle più grosse compagnie assicurative in UK), e per due anni sono stata Digital Marketing manager di PlayStation Europe, per la quale ho seguito il lancio di PS4, ho pianificato ed eseguito le strategie di marketing digitale dei più importanti giochi del settore e mi sono appassionata al product marketing grazie alla mia collaborazione allo sviluppo di PlayStation VR.

Da circa un anno e mezzo sono consulente a tempo pieno in Growth Hacking e Digital Strategist per startup e progetti tecnologici, scrivo per Wired e sono mentor per H-Farm e Virgin Startup. Oltre ad essere autrice del libro Startup Marketing, a breve inizierò con i primi progetti di formazione che mi vedono protagonista come docente.

Mi piace molto tutto quello che faccio poiché ho la possibilità di vedere tante startup internazionali e aiutare imprenditori e founder a raggiungere obiettivi di crescita lavorando sul prodotto digitale, sugli utenti e sulle strategie di marketing. Nel mondo della tecnologia e del marketing ci sono sempre nuovi aspetti e devo dire che adoro questo apprendimento continuo, una sperimentazione che potenzialmente potrebbe non finire mai. Essenzialmente, non mi piace annoiarmi!

 

2) Qual’è “l’evento” che ti ha fatto accorgere che il marketing stava cambiando?

 

Quando mi sono trasferita a Londra più di cinque anni fa, ho inizato subito a lavorare con le startup e i progetti digitali. Non c’erano barriera all’entrata del settore tecnologico e mi affascinava. Dopo i primi mesi di assestamento, ho capito che per imparare e rimanere aggiornati nel mondo digitale era molto più interessante e stimolante partecipare a eventi piuttosto che leggere libri. Così ho cominciato a usare meetup e a uscire, praticamente ero impegnata quasi tutte le sere della settimana.
Nel 2014, tra gli eventi che frequentavo a cadenza settimanale, c’era una conferenza dove per la prima volta ho sentito parlare di Growth Hacking: stavo lavorando in PlayStation in quel periodo ma mi sono subito ritrovata nella metodologia, basata su un metodo sperimentale, su idee spesso poco scalabili, e orientata a una crescita veloce. Era esattamente quello di cui mi ero occupata con le startup che avevo seguito precedentemente, solo che non sapevo si chiamasse Growth Hacking!
Con l’idea di rimanere collegata alla community tech di Londra ho creato un progetto con altri Growth Hacker: Secret Sauce Conference, una serie di conferenze gratuite sul growth hacking per aiutare imprenditori early stage a sviluppare i loro progetti. In questo modo, oltre ad avere applicato il growth hacking nel mondo degli eventi, ho potuto conoscere molti altri colleghi specializzati in altri settori, con i quali, poi, ho iniziato a collaborare.

 

3) C’entra solo il growth hacking o sono in atto cambiamenti più radicali secondo te? Quali?


Negli ultimi 10-15 anni le nostre abitudini quotidiane sono cambiate così tanto che fatichiamo a renderci conto che effettivamente l’intervallo di tempo sia stato così breve. La tecnologia sta accelerando tantissimo questi cambiamenti, permettendoci di fare cose che poco tempo fa sembravano fantascienza. Questi cambiamenti continui rendono il futuro incerto, inoltre la potenziale mancanza di barriere all’ingresso fa aumentare la competizione: non sono più necessari investimenti e infrastrutture per aprire una propria attività imprenditoriale. Io stessa, come imprenditrice digitale, ho bisogno di una connessione Internet, un computer e di pochi altri strumenti per portare avanti la mia attività.

Per tutti questi motivi, quindi, le aziende non possono più operare passivamente, aspettando di capire come posizionarsi: è necessario cogliere le opportunità di questi cambiamenti fin dall’inizio, e trovare i propri utenti di riferimento sviluppando e innovando l’offerta in modo molto veloce, adattandosi continuamente.
Il Growth Hacking non significa solo stimolare il passaparola o creare buzz: è un approccio di marketing innovativo, che sfrutta i cambiamenti in modo attivo, sviluppando un vantaggio competitivo che non si basa solo sulla pubblicità e capacità di vendere, ma sulla relazione quotidiana con i propri clienti.
Se pensiamo che recentemente anche Coca-Cola ha assunto un Chief Growth Officer per rimpiazzare il CMO che andava in pensione, possiamo renderci conto della differenza di approccio e di mindset necessario per affrontare le sfide future.

 

4) In un’impresa o startup, il growth hacker deve creare una sinergia tra più soggetti per ottenere risultati velocemente. Quanto è facile gestire le persone in questo processo? Molte persone si chiedono se sia realmente facile fare questo.

 

La stampa e i giornalisti hanno sempre parlato di growth hacker come singoli, ma in realtà, le startup che per prime hanno applicato questa metodologia come PayPal, Dropbox e Facebook hanno creato interi team che si sono specializzati nella sperimentazione, analisi e raggiungimento di obiettivi di growth.

Formare e costruire un team di persone che si occupa di growth hacking è essenziale poiché ci sono tanti elementi da prendere in considerazione, così come è necessario avere una varietà di competenze. Infine, anche le singole esperienze, idee ed approcci possono essere veramente un valore aggiunto. Ovviamente, lavorare un team non è mai facile, credo che i fattori importanti siano la motivazione individuale, la focalizzazione sulle KPI e sugli obiettivi e la responsabilità di ognuno per raggiungerli.

 

5) Hai scritto un libro sull’argomento Startup e growth hacking. Il tuo libro espone molto bene tutti i concetti necessari per acquisire il giusto mindset sulla materia, cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questa carriera? Qual’è il percorso ideale?  

 

Il libro Startup Marketing nasce per condividere la mia esperienza nel growth hacking e per aiutare founder, responsabili di marketing digitale e imprenditori non solo a capire cosa significa fare growth hacking, adottando il giusto mindset, ma per sviluppare questo tipo di strategie in azienda, indipendentemente dal fatto che si operi in ambito tecnologico.

Si tratta di di un approccio che tutti oggi dovrebbero seguire, poiché, non sapendo quali saranno le sfide di domani o come la tecnologia cambierà il nostro modo di operare, possiamo solo continuare a migliorare il nostro prodotto e le KPI, adottando nuovi processi e tecnologie.  

Quindi, per rispondere alla tua domanda, credo che il modo migliore di imparare sia tirarsi su le maniche e mettere le mani su un progetto, cercando di capire come ottimizzare le strategie e il prodotto per soddisfare le esigenze degli utenti.
I libri sul growth hacking aiutano ma solo l’esperienza in progetti concreti sbloccherà il growth hacker che è in voi. 🙂

 

6) Cosa significa aver lavorato sia per una grande azienda, sia per una startup? Quali sono le differenze sostanziali?

 

Lavorare per PlayStation mi ha permesso di vedere l’altro lato della medaglia: venendo dal mondo startup, avevo lavorato fino ad allora alla costruzione di una community da zero e alla creazione di un brand/prodotto.

In PlayStation ho capito cosa significava invece, lavorare con una community di gamer appassionata e motivata e con un brand conosciuto in tutto il mondo, avendo a disposizione budget importanti.

Tuttavia, ho anche capito che le multinazionali non sono, molto spesso, orientate all’ottimizzazione delle risorse e alla soddisfazione degli utenti nello stesso modo in cui lo sono le startup. E non solo per la presenza di silos organizzativi, proprio per politiche interne e mancanze di una visione lean.
Lo considero tuttavia un punto debole: se non si è pronti a innovare, focalizzandosi sulla crescita e utilizzando metodi innovativi come il growth hacking, è molto facile fare la fine di Kodak e Nokia! E nel mondo di domani, che viaggia veloce, non ci sono margini di errore, solo di sperimentazioni continue.

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