Hacking - Growth Hacking

Un Growth hacker può lavorare da remoto?

Sebbene il Growth hacking stia prendendo sempre più piede oggigiorno, si fa ancora molta confusione sulle modalità di lavoro adottabili da questo tipo di professionista.
E tutta questa confusione non riguarda solo il Growth Hacker ma anche tutte le altre nuove professioni che sono nate grazie al web da 20 anni a questa parte.

Nel 2018 infatti, siamo ancora ad accapigliarci – e lo dico col sorriso sulle labbra – su temi come telelavoro, smart working, e remote working, relegandole a banali “americanate“.

Tralasciando il beneficio in termini di work/life balance nell’evitare il pendolarismo, il dispendio economico dell’ufficio in genere, è chiaro che non tutti i mestieri si possono fare da remoto. Alcune professioni si prestano bene, altre no, altre ancora rappresentano una zona grigia: è il caso del Growth hacker, dove il remote working è di base possibile, ma con alcune accortezze.

La prima cosa, importante da dire è questa:

Molti Growth Hackers provengono dall’Affiliate marketing

Un Growth Hacker, di norma, conosce molto bene i gangli dei vari sistemi di referral che moltissime company usano oggigiorno. Oltre a dover conoscere il mondo dell’affiliate marketing per mestiere, infatti, moltissimi growth hackers si sono fatti le ossa proprio iniziando con l’affiliate.

Ora, chi si occupa di Affiliate Marketing, ed è oltretutto capace di procedere verso la carriera di Growth Hacker, non è solo in gamba a vendere un prodotto di terzi o soltanto bravo a fare campagne di successo: principalmente riesce a fare tutto questo senza recarsi in nessuna sede di lavoro.

Un dettaglio da non sottovalutare.

Chi proviene da questi background lavorativi, ha già un grosso vantaggio di poter lavorare quando e come vuole, a patto di ottenere un risultato concreto. Questo rappresenta una posizione di vantaggio innegabile, che rende preferibile, da parte di questi professionisti, un approccio da remoto.

Ottica imprenditoriale e poco-dipendente

Oltre ad essere un libero professionista esterno, generalmente, il Growth hacker ha una forma mentis molto simile a quella dell’imprenditore: investe, corre rischi, compete e misura i risultati proprio come farebbe un CEO; ma soprattutto conosce il valore delle idee più che dei mezzi per metterle in pratica.

Questa linearità con gli aspetti imprenditoriali lo rende più una figura collaborativa che una figura subordinata. Un’ottica, che per funzionare, ha bisogno del giusto distacco rispetto ad una posizione da semplice dipendente.

Quindi, può fare a meno di una “sede”?

Il workflow di un Growth Hacker non richiede lo stare in ufficio tutto il giorno-tutti i giorni e si possono svolgere le task anche in remoto.

Con gli strumenti di collaborazione online odierni – che i Growth Hackers conoscono molto bene – organizzare il proprio lavoro in questa maniera è una scelta sicuramente azzeccata, e soprattutto “felice”.

C’è un però.

Non tutti compiti di un Growth hacker sono gestibili da remoto, per alcuni si entra inevitabilmente in una zona grigia. Un esempio lampante: sarà molto difficile fare un brainstorming con tutto il gruppo di lavoro utilizzando Skype (magari con 10/15 persone collegate); è consigliabile, appunto, fare queste cose in loco… di persona.

La presenza fisica è importante per tutte le task che coinvolgono anche gli aspetti psicologici, soprattutto quelli rispetto all’ambiente e al grado di coinvolgimento sul prodotto/servizio a cui stiamo lavorando.

Quindi, seppure non è propriamente consigliabile lavorare al 100% da remoto ed è preferibile che alcune attività vengano svolte in sede, la risposta è Sì: un Growth Hacker può lavorare da remoto.

Si possono infatti arginare le difficolta di una assenza in sede con gli strumenti di collaborazione digitale oggi a nostra disposizione. Possiamo, utilizzare a regola d’arte i questionari online e tutti gli strumenti di collaborazione condivisi come Gsuite, organizzare in maniera intelligente un brainstorming da remoto dividendolo in gruppi ed adottare delle pratiche efficaci per recuperare più informazioni utili possibili anche senza essere in sede dai propri clienti.

Nella mia esperienza degli ultimi mesi posso dirti con certezza che ho preferito gestirmi i clienti maggiormente da remoto per tante ragioni, e tolto un caso che ha richiesto una sporadica presenza fisica in sede mi sono trovato abbastanza bene sia in termini di risultati che a livello organizzativo.

Tu che ne pensi? Remoto o no?

A presto!

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